Pagina:Basile - Lu cunto de li cunti, Vol.I.djvu/170

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clx introduzione

Un riscontro, che dà più da pensare, è quello notato dal Rua tra il T. IX della G. III, Rosella e la novella di Filenia, inserita nel C. XXI del Mambriano, Il riscontro è perfettissimo in ogni particolare (salvo un solo, di poca importanza), e l’ipotesi dell’imitazione, fatta dal Basile, acquista più probabilità, «quando si osservi che la mancanza nella novella del Cieco, e anche in quella del Basile, di alcuni tratti popolarissimi e comuni a tutte le versioni, fa pensare ad un rimaneggiamento operato dal poeta nella fiaba popolare»1. Checchè si pensi di ciò (e, in verità, anch’io inclino alla conclusione del Rua), si può sempre affermare con sicurezza che nel Cunto de li Cunti la corrente letteraria, se non fu nulla, fu tanto piccola, da non doverne quasi tener conto.

Circa poi alle variazioni, che il Basile abbia potuto introdurre nella tradizione popolare, esse consistono quasi soltanto in ricami formali, e appena, qua e là, si sorprende qualche particolare di sua invenzione, come l’originalissima pittura della Casa del Tempo nel T. VIII della G. IV2.



  1. Rua, Novelle del Mambriano, pp. 88-9.
  2. «Ncoppa la cimma de chella montagna trovarrai no scassone de casa, che non s’allecorda da quanno fu fravecata: le mura songo sesete, le pedaniente fracete, le porte carolate, li mobele stantive, e, nsomma, ogni cosa conzomata e destrutta. Daccà vide colonne rotte, dallà statue spezzate, non essennoce autro sano, che n’arma sopra la porta quartiata, dove nce vedarrai no serpe, che se mozzeca la coda, no ciervo, no cuorvo e na fenice. Comme si trasuta drinto, vedarrai pe terra lime sorde, serre, fauce e potature, e ciento e ciento caudarelle di cennere, co li nomme scritte corame arvarelle de speziale; dove se leggeno; Corinto, Sagunto, Cartagene, Troja, è