Pagina:Battisti, Al parlamento austriaco, 1915.djvu/152

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136 al popolo italiano

quest’Italia che mandò Francesco Nullo a morire gloriosamente in Polonia e il fior dei suoi giovani a far di sè sacrificio sui campi dell’Ellade e Garibaldi a Digione, quest’Italia deve col suo popolo, con tutto il popolo, col suo Governo assolvere il dover suo verso le patrie che anelano a risorgere e versano a torrenti il sangue per mantenere la propria indipendenza.

Ci avvieremo allora alla soluzione di più vasti problemi. Distrutti i focolari di reazione che si annidano al centro d’Europa, tolta al teutonismo la possibilità di soffocare le altre nazioni, potrà tramutarsi in realtà quello che fu il sospiro di Mazzini e il programma di Carlo Marx: la federazione degli Stati d’Europa. Per attuarla occorre ci siano gli Stati; ma per Stato non si deve intendere un conglomerato come l’Austria, un caos entro al quale ribollono dieci bandiere, dieci lingue, dieci nazioni, un forzato amalgama in cui si vorrebbe soppresso ogni sentimento di patria e di civiltà per sostituirvi una cieca devozione alla dinastia più esecrata del mondo; per Stato deve intendersi l’unione di quelli che parlano la stessa lingua, che hanno una comune coscienza storica e abitano in un territorio, quant’è più possibile, ben demarcato da confini naturali.

Solo attraverso una tale costituzione degli Stati, arriveremo all’Internazionale. Questa sarà, come diceva Jaurès, una garanzia per la indipendenza delle nazioni, come nelle nazioni indipendenti l’Internazionale avrà, alla sua volta, i suoi organi più possenti e più nobili.