Pagina:Battisti, Al parlamento austriaco, 1915.djvu/17

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la questione universitaria 5


Erano a disposizione nostra fino al 1866 le celebri università di Padova e di Pavia, ove accorrevano in massa i giovani delle nostre terre ed ove, a testimonianza della cultura nostra, come è ricordato nei marmi che adornano gli atrii di quegli atenei, scendevano da Trento e dalle regioni adriatiche, oltre agli scolari, molti professori di grido, scienziati, letterati ed artisti.

Staccate dall’Austria la Lombardia ed il Veneto, venne a mancare a noi il diritto di frequentare quegli studi superiori.

Ci volle la continua pressione degli studenti che reclamavano la presenza di interpreti italiani alle lezioni di medicina dell’Università di Innsbruck, ci volle la richiesta di poter dare gli esami in lingua italiana perchè il Governo un po’ alla volta si determinasse a erigere ad Innsbruck, in seno all’Università tedesca, alcune cattedre italiane, quasi tutte giuridiche, e ci volle sopratutto che i tedeschi dichiarassero incompatibile la presenza di quelle cattedre, perchè il Governo nel 1904, in via d’ordinanza, si determinasse a riunirle in un istituto autonomo, intitolato «Facoltà provvisoria italiana di Willen».

E tanto fu «provvisoria» quella Facoltà, che non visse se non un giorno.

Inaugurata al mattino, fu demolita alla notte e al mattino seguente dai dimostranti pangermanisti, mentre centocinquanta studenti italiani venivano condotti nelle carceri.

Dal 1904 ad oggi il Governo e il Parlamento non hanno saputo dare agli italiani altro che parole e promesse, ma non fatti. E per vero