Pagina:Battisti, campagna autonomistica, 1901.djvu/50

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più di una ribellione cruenta per le strade in mezzo alle barricate.

Sanno che il nemico è forte e che potrà resistere ai primi assalti, ma sanno altresì che bisogna saper affrontare le sconfitte e che vi sono sconfitte che disonorano non i vinti ma i vincitori.

Con quest’animo essi giurano solennemente di perseverare nella lotta per l’autonomia al fianco di altri, se altri vi saranno sinceramente democratici e amanti della libertà; soli, piuttosto che mescolarsi, con gente che senza dignità lascia schernire sè e il proprio paese.

E sperano e augurano prossimo il giorno in cui i lamenti, che s’alzano da ogni canto del Trentino, i gemiti del contadino che invano si sforza a strappare dai nostri alpestri gioghi il necessario alla vita, l’urlo di maledizione che alla patria scaglia l’emigrante costretto all’esilio, le imprecazioni dell’operaio che trascina la grama esistenza in officine, dibattentesi fra la vita e la morte, lo stato spasmodico a cui è in preda, quale corpo che si divincola nelle ore estreme, tutto il paese, si cambino nell’inno sonoro della pace, nell’affascinante inno della vittoria.

Vittoria sopra i pregiudizi secolari, sopra ingordigie prepotenti; e pace fra le nazioni, fra chi vive al di qua e al di là delle Alpi, pace fra tutti gli uomini, non intenti a lotta accanita fra loro, ma a sfruttar gli elementi e a strappare alla natura tesori pel bene, pel vantaggio comune.

Di questa vittoria, di questo ideale di pace segnerà un primo passo la conquista dell’autonomia.

E il dovere di conquistarla possa scuotere i cuori dei giovani, far balenar lampi di giovinezza sulle fronti pensose dei vecchi, far tacere lotte, odi, rancori; in tutti accendere fiamme di febbrile entusiasmo e far salire da ogni canto delle nostre Alpi, come da un petto solo, il grido solenne: Vogliamo l’autonomia!