Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/10

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Oh sì! quelli che erano seduti, esprimevano sovente la loro compassione per coloro che dovevano tirar la vettura, soprattutto quando l’omnibus, come succedeva sovente, giungeva in un punto cattivo della via o presso ad un alto monte.

Poscia, in seguito a sforzi disperati e sotto i colpi di frusta della fame, molti si staccavano dalla corda e cadevano nel fango, offrendo uno spettacolo compassionevole. Allora i passeggieri incoraggiavano i lavoratori alla corda, esortandoli a pazienza e facendo loro sperare un compenso alla dura sorte in un mondo migliore. E comperavano unguenti e balsami per i feriti.

Tutti s’accordavano nel lamentare il grave peso della vettura che sembrava più leggera ogni qualvolta lasciava dietro di sè un passaggio difficile. Questo sollievo lo sentivano tutti, poichè nei luoghi scoscesi, il pericolo per tutti era maggiore, temendo che l’omnibus intero si rovesciasse, e così ognuno perdeva il suo posto.

In omaggio alla verità, bisogna riconoscere che l’aspetto della miseria dei lavoratori alla corda faceva sui passeggieri la maggiore impressione, e questi imparavano a valutare maggiormente i loro posti sulla vettura e vi si aggrappavano disperatamente.

Se i passeggieri fossero stati sicuri di non essere rovesciati nè essi nè i loro amici, si sarebbero probabilmente preoccupati meno di quelli che tiravano la vettura, e avrebbero partecipato alla raccolta di unguenti e fasciature.

So bene che questa sembrerà una barbarie incredibile agli uomini e donne del 20° secolo; ma due fatti curiosi ne dimostrano almeno in parte la verità.

Prima di tutto si aveva la persuasione che non vi fosse altro mezzo per mantenere salda la società, fuorchè quello di far tirare la corda dalle masse, mentre i privilegiati sedevano sulla vettura; e non solo questo; ma si credeva anche che non fosse possibile nessun miglioramento radicale per quelli che tiravano, nè alla vettura, nè sulla via, nè per la ripartizione del lavoro.

Era sempre stato così e così doveva sempre rimanere.

Era una desolazione, ma non si poteva cambiar nulla; ed era legge di filosofia, che quando ad un male non si poteva porre rimedio, era inutile consumar compassione per esso.