Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/13

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fosse fatto più ricco di ciò ch’era allora. Essi sapevano ciò che volevano, ma ignoravano a qual partito appigliarsi per raggiungere lo scopo e l’entusiasmo violento che li animava, quando si riunivano in folla intorno a chi possibilmente avrebbe dato loro spiegazioni, prestava una gloria effimera a chi li avrebbe guidati volentieri anche non potendo dare che pochi schiarimenti. Per quanto chimeriche fossero le speranze delle classi lavoratrici, pure la devozione colla quale si proteggevano a vicenda nei loro scioperi, l’unica arma che avessero, e i sagrifici che s’imponevano per condurli a fine, non lasciavano dubbio ch’essi nutrivano amari rancori. Per ciò che doveva risultare da queste rivoluzioni operaie, le opinioni delle persone della mia classe variavano a seconda dell’individuale modo di vedere. Esse dichiaravano apertamente ch’era nella natura delle cose, che il compimento delle nuove speranze degli operai fosse impossibile, semplicemente per la ragione che il mondo non ne aveva il mezzo. Solo perchè la moltitudine lavorava alacremente e mangiava poco, il genere umano non era ancora morto di fame, e nessun miglioramento di qualsiasi importanza era possibile, finchè il mondo rimaneva così povero.

Le speranze degli operai non potevano realizzarsi; ma c’era motivo di temere che essi lo riconoscerebbero soltanto quando avessero messo sottosopra la società. Essi avevano voti e forze bastanti per riuscire, volendo, ed i loro capi li aizzavano a rivolta. Alcuni timidi osservatori profetizzavano un diluvio sociale.

L’umanità, dicevano essi, ha raggiunto il più alto grado di civilizzazione ed è in procinto di precipitare capovolta nel caos; poscia si rialzerà e ricomincierà a salire. Esperienze di simil genere, ripetute in tempi storici e preistorici, sono probabilmente il motivo delle inesplicabili prominenze del cervello umano.

La storia dell’umanità è, come tutti i grandi movimenti, circolare e torna sempre di nuovo al punto di partenza.

L’idea di un progresso immenso in linea retta è una fantasmagoria, e non ha in natura nessuna analogia. La parabola della via tracciata da una cometa è forse la migliore illustrazione del corso della vita umana.