Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/154

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novità del caso, cioè l’ascoltare in tal modo una predica basterebbe ad indurmi a far parte dell’uditorio del signor Barton,» dissi. Alcune ore dopo, siccome ero nella biblioteca e leggevo, Editta venne a cercarmi e mi condusse nella sala di musica ove già ci aspettavano il dottore e la signora Leete. Ci eravamo appena seduti, che il campanello risuonò e dopo pochi minuti udimmo la voce di un uomo; essa non era più forte di una voce ordinaria, sicchè pareva che provenisse da una persona invisibile nella camera. Ed ecco quanto udii:


La predica del signor Barton.


«Fin dalla scorsa settimana abbiamo fra noi un rappresentante del secolo XIX, dell’epoca dei vostri antenati; sarebbe quindi singolare se un caso tanto straordinario non occupasse tutti i nostri pensieri. Molti si saranno forse sentiti spinti a rappresentarsi la società del secolo scorso e ad immaginarsi la vita d’allora, sicchè credo, offrendovi ora di fare con voi alcune osservazioni a questo proposito, di rispondere al vostro desiderio».

A questo punto Editta mormorò all’orecchio di suo padre, che le rispose con un cenno affermativo e si rivolse a me dicendomi:

«Signor West, Editta teme che non abbiate da rimaner imbarazzato nell’udire le ragioni che il signor Barton sta per esporre; se così è, possiamo ascoltare un’altra predica. Potremo metterci in comunicazione con la sala ove parla il signor Sweetser e posso promettervi una conferenza interessante».

«No, no,» dissi; «vi assicuro che preferisco sentire quanto dirà il signor Barton».

«Come credete,» rispose il mio ospite.

Mentre suo padre parlava con me, Editta aveva toccato una vite e la voce del signor Barton aveva cessato subito di risuonare; la premette allora nuovamente e si riudì quella voce simpatica e seria che mi aveva già tanto impressionato.

«Mi è forza ammettere che questo sguardo indietro ha avuto, su di noi tutti, un effetto simile: quello cioè di farci parere ancora più sorprendente il grandioso cambiamento che un breve