Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/17

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riposo notturno non mi recava nessun danno. Però una seconda notte, passata in poltrona, leggendo invece di coricarmi in letto, mi stancava immensamente e i miei nervi mi costringevano a cercare nell’arte i mezzi onde conciliarmi il sonno. Una volta dopo due notti insonni, non potevo trovare nella terza il riposo, e allora mandai a chiamare il Dottor Pillsbury.

Questi era stato nominato Dottore per protezione e non per merito, era ciò che si chiamava allora un mediconzolo, e si diceva professore di magnetismo animale. Come dilettante avevo fatto delle esperienze sul magnetismo ed in quell’occasione avevo imparato a conoscerlo. Credo ch’egli non comprendesse nulla di medicina; ma era senza dubbio un bravo magnetizzatore. Quando vidi che passavo una terza notte insonne, lo mandai a chiamare, perchè mi magnetizzasse. La mia eccitazione nervosa doveva essere forte, poichè il Dott. Pillsbury riuscì in poco tempo ad addormentarmi tanto profondamente che ricorse ad un processo magnetico per risvegliarmi. Il processo per risvegliare il dormiente essendo facile, lo feci insegnare dal Dott. Pillsbury a Saverio; e solo il mio fedele servitore sapeva perchè e a qual fine il dottore mi visitava. Quando Editta sarebbe stata mia moglie, l’avrei messa a parte de’ miei segreti. Non le avevo detto niente sino allora, perchè il sonno magnetico non essendo del tutto senza pericolo, sapevo ch’essa si sarebbe opposta a questa abitudine. Il pericolo consisteva in questo, che trovandomi profondamente addormentato, potevo cadere in uno stato dal quale non fosse possibile rialzarmi col Mesmerismo e avrei finito col morire.

Ripetuti tentativi mi avevano persuaso che si poteva evitare il pericolo mediante saggie misure di prudenza, ed io nutrivo la speranza di poter persuaderne Editta.

Dopo averla lasciata, andai direttamente a casa, e mandai subito Saverio a chiamare il dottor Pillsbury. Intanto io mi recai nel mio appartamento sotterraneo, cambiai il mio abito con una comoda veste da camera e sedetti al mio scrittoio per leggere le lettere giunte la sera e messe là dal mio servitore.

Una di esse era del capo mastro della mia nuova casa e mi