Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/20

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Allora presi la bevanda offertami ed egli continuò: «Non è sì facile come lo credete, spiegarvi in qual modo vi trovate qui. Vi siete or ora destato da un sonno profondo o piuttosto da uno stordimento. Ecco quanto posso dirvi. Voi asserite di esservi addormentato a casa vostra».

«Oserei chiedervi quando ciò accadde?»

«Quando?» replicai, «quando? Ieri sera, verso le 10. Ordinai al mio servitore Saverio di svegliarmi alle 9. Che ne è di Saverio?»

«Non sono in caso di dirvelo», rispose quegli guardandomi con una strana espressione, «ma credo che la sua assenza sia giustificabile. Potreste forse, più facilmente, indicarmi la data del giorno in cui pigliaste il sonno».

«Ieri sera, non ve l’ho forse già detto? A meno che io non abbia dormito una giornata intera. Dio buono!, ciò non è possibile; eppure provo un’impressione speciale; mi pare di aver dormito un pezzo. Quando mi coricai era giorno di decorazione».

«Giorno di decorazione?»

«Sì, lunedì 30».

«Scusate, il 30, di che mese?»

«Ma, di questo mese, s’intende, a meno che non avessi incominciato il mese di Giugno dormendo, e ciò è ben impossibile!»

«Ora siamo in Settembre».

«In Settembre! spero che non vorrete darmi ad intendere che io abbia dormito fin dal mese di Maggio! Mio Dio!; ma ciò è incredibile!»

«Vedrete», disse il mio ospite; «voi dite di esservi coricato il 30 Maggio».

«Sì»

«Posso chiedervi di quale anno?»

Incapace di parlare, lo fissai per un istante.

«Ma sì, in quale anno, se mi è concesso il chiedervelo. Quando mi avrete, risposto, potrò dirvi per quanto tempo avete dormito».

«Era nell’anno 1887», dissi.

Il mio ospite insistè perchè bevessi ancora e mi tastò il polso. «Mio caro amico,» disse quindi, «la vostra condotta mi