Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/24

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furono allontanati, mi accinsi sistematicamente all’opera per far tornare in voi la vita, sapete già ciò che ottenni».

Se la sua narrazione fosse stata ancora più incredibile, il preciso ragguaglio di tutte le circostanze, non meno che il fare persuasivo e la personalità del narratore, avrebbero tuttavia sorpreso qualsiasi ascoltatore; quando egli ebbe terminato, il mio sguardo cadde a caso sullo specchio che mi stava dirimpetto, e quanto vidi cominciò ad inquietarmi. Il viso che vi si rifletteva era assolutamente lo stesso di quello che vi avevo scorto annodando la mia cravatta prima di recarmi da Editta, quel tal giorno di decorazione, giorno che, al dire di quell’uomo, era passato da 113 anni. Allora sorse nuovamente in me la persuasione di essere vittima di un inganno. Fui grandemente sdegnato che si osasse prendersi tanta libertà con me.

«Siete sorpreso di vedere», disse il mio ospite, «che il vostro aspetto non è cambiato, sebbene sian scorsi più di cento anni dacchè vi poneste a dormire? Eppure non dovete meravigliarvene. In causa del completo riposo di tutte le facoltà vitali, voi avete, per così dire, sopravvissuto a tutto quel periodo di anni. Se, durante questo stordimento, il vostro corpo fosse stato suscettibile di cambiamento, esso si sarebbe scomposto da un pezzo».

Mi volsi a guardarlo e gli dissi: «Signore, io non giungo a comprendere per qual motivo voi continuate a narrarmi, con tanta serietà, tutta questa filastrocca; però mi sembrate abbastanza intelligente per capire che, per credervi, bisognerebbe essere di cervello ben debole. Tralasciate quindi tutte queste sciocchezze e se non volete dirmi ove sono, lasciate che provi a saperlo altrimenti».

«Voi dunque ricusate di credere che siamo ora nell’anno 2000?»

«Vi par necessaria una simile domanda?» soggiunsi.

«Ebbene», rispose il mio strano ospite, «giacchè non riesco a persuadervi, vi persuaderete da voi. Vi sentite voi forte abbastanza per seguirmi al piano superiore?»

«Sono forte come lo son sempre stato» risposi stizzito. «e ve lo proverò se persistete a continuare questo scherzo.»

«Vorrei pregarvi,» così mi rispose «di non esser tanto per-