Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/28

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Queste parole mi fecero pensare alle voci di donna da me udite mentre tornavo in me; e, curioso di vedere che aspetto avessero le signore dell’anno 2000, accolsi con piacere quella proposta. La stanza ove stavano la madre e la figlia del mio ospite era rischiarata da una luce mite che doveva essere artificiale, ma della quale non vedevo la sorgente.

La signora Leete era una bellissima donna, ancora ben conservata ed all’incirca dell’età di suo marito; sua figlia, in tutto il fiore della giovinezza, era la più graziosa fanciulla che avessi mai veduta. Il suo volto era reso incantevole da un paio d’occhi azzurro cupo; ma anche se il suo viso fosse stato meno seducente, la perfezione della sua figura sarebbe bastata a darle posto tra le bellezze femminili del secolo XIX. In lei si trovavano riunite la dolcezza della donna e l’aspetto della maggior robustezza e salute, ciò che spesso mancava alle fanciulle del mio tempo. Mi parve poi un caso strano assai, la combinazione dell’aver ella il nome di Editta.

La conversazione che seguì era certamente unica nel suo genere, ma sarebbe un errore il credere che essa fosse sforzata o noiosa. Io credo, che appunto nelle circostanze le più straordinarie ci si trova maggiormente a proprio agio, perchè tali circostanze sbandiscono tutto ciò che è artificiale. Quella sera, la mia conversazione con persone che rappresentavano un altro secolo ed un mondo nuovo, fu spigliata e libera come lo sarebbe stata se mi fossi trovato con vecchi conoscenti. Naturalmente il fine discernimento dei miei ospiti ci entrava in gran parte. Si parlò soltanto dello strano caso che mi aveva ivi condotto, ma l’interesse che mi dimostrarono era sì vivo e sincero che la conversazione perdette affatto il suo carattere soprannaturale. Si poteva quasi credere che essi erano abituati ad avere fra di loro una persona appartenente al secolo precedente.

Per quanto mi concerne, credo di non essere mai stato tanto arguto e spiritoso come lo fui quella sera. Non intendo certamente dire che la coscienza della mia straordinaria situazione mi abbandonasse solo un istante; ma essa produsse su di me l’effetto di un eccitante, mi procurò una specie di ebbrezza dello spirito.