Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/42

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così tocca al governo di stabilire le mercedi dal dottore al bracciante.

Per quanto io possa giudicare, ai nostri tempi questo piano non avrebbe potuto effettuarsi, e non comprendo come sia ora possibile il farlo. Allora nessuno era contento del suo avere. Se il malcontento riversato in maledizioni contro gl’innumerevoli distributori di lavoro venisse concentrato su di uno solo, e cioè sul governo, questo, per quanto sia forte, non resisterebbe due giorni».

Il dottor Leete scoppiò a ridere.

«È verissimo, è verissimo» disse egli, «uno sciopero generale avrebbe fatto seguito al primo giorno di paga ed uno sciopero contro il governo vale una rivoluzione».

«E allora, come schivare una rivoluzione ogni giorno di paga?» domandai. «Un prodigioso aritmetico ha forse inventato un nuovo sistema di calcolo per riuscire a soddisfare tutti, qualunque sia il genere di servizio prestato, colla testa, coi muscoli, con la voce, con l’orecchio o con l’occhio, oppure la natura umana è talmente cambiata, che nessuno si cura più dei propri interessi, ma bensì di quelli del suo vicino? Quale di queste due supposizioni è la giusta?»

«Nè l’una, nè l’altra», fu la risposta del dottor Leete. «Ma, signor West» continuò, «voi dovete pensare, che non siete soltanto mio ospite: ma bensì il mio paziente, così vi ordino il sonno prima di parlare più oltre su ciò. Sono già suonate le tre».

«Questa ordinazione è certo molto prudente», risposi, «e voglio sperare che verrà eseguita».

«Quanto a questo ci penso io» aggiunse il dottore, e lo fece difatti, poichè mi diede un bicchiere pieno di una bevanda la quale, non appena appoggiata la testa all’origliere, mi fece addormentare profondamente.