Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/55

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Naturalmente questa proposta mi parve eccessivamente piacevole ed Editta fu abbastanza cortese da asserire che si rallegrava della mia compagnia; e così uscimmo di casa insieme.


CAPITOLO DECIMO




«Se devo spiegarvi in che modo facciamo le nostre compere,» disse la mia compagna strada facendo, «bisogna che mi diciate come le facevate voi. Da quanto ho letto a quel proposito, non ho mai potuto farmene un’idea giusta. Se voi avevate tanti negozi sì bene assortiti, come poteva una signora fissare la sua scelta prima di averli visitati tutti? Poichè, prima di ciò, essa non poteva sapere ciò che v’era in essi.»

«Era così; ed era d’altronde il solo modo di saperlo,» risposi.

«Mio padre dice che sono un’instancabile compratrice; ma se dovessi far così, sarei presto stanca,» rispose sorridendo Editta.

«Le persone che avevano da fare, si lamentavano infatti della perdita di tempo che arrecava con sè quel correre di negozio in negozio,» dissi, «ma per le signore oziose era quella un’istituzione divina per consumare il tempo.»

«Ma supponendo che vi fossero mille negozi nella città, cento forse dello stesso genere; come mai poteva, anche la più oziosa, visitarli tutti?»

«Naturalmente esse non potevano visitarli tutti;» replicai. «Quelle che comperavano molto, finivano col sapere ove trovar subito quanto cercavano.

Questa classe di signore aveva studiato le specialità dei negozi e faceva acquisti vantaggiosi, ottenendo a prezzi minimi la migliore qualità e la maggiore quantità. Questa conoscenza però