Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/8

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ed ignoranti; divisione d’altronde già esistente da tempi lontanissimi. Io era ricco ed istruito, e riunivo perciò in me tutte le condizioni di una fortuna, che in quel secolo godevano i favoriti. Vivevo nel lusso e non era preoccupato che dal pensiero di gustare i piaceri e le dolcezze della vita; ciò lo doveva al lavoro altrui e non prestavo il minimo servigio. I miei genitori ed i miei nonni avevano vissuto così, ed io speravo che i miei discendenti, se ne dovevo avere, si sarebbero rallegrati di un’esistenza parimenti facile.

Ma come potevo io vivere, senza essere utile al mondo? chiederà il lettore. Come poteva il mondo accordare la sussistenza a chi non lavorava, pur potendolo? La risposta a questa domanda è che il mio bisavolo aveva ammassato delle ricchezze con le quali vivevano i suoi discendenti. Si presumerà che il patrimonio fosse ben grande, poichè, quantunque nell’inazione, non venne distrutto dalla vita di tre generazioni, eppure non è così. Il patrimonio in origine non era affatto grosso; effettivamente, però, dopo che tre generazioni avevano vissuto di esso senza farlo fruttare, era più grosso di prima. Questo segreto di uso senza consumo, di calore senza combustione, sembra una magia; ma era semplicemente l’ingegnosa trovata, che per fortuna ora è andata perduta, dei nostri antenati, i quali avevano portata alla più gran perfezione l’arte di gettare sulle spalle degli altri il peso del loro mantenimento.

L’uomo che otteneva ciò, e tutti aspiravano di riuscirvi, viveva dopo del prodotto del suo patrimonio; e sarebbe troppo lungo ora di spiegare come l’antico metodo d’industria facilitasse il buon esito. Dirò soltanto che gl’interessi dei capitali impiegati erano una specie d’imposta che, un uomo, il quale aveva guadagnato o ereditato denaro, percepiva dal guadagno di coloro che si occupavano d’industria. Non bisogna credere che una situazione così poco naturale e tanto contraria al buon senso, non sia stata biasimata anche dai nostri antenati. Legislatori e filantropi si affaticarono da lungo tempo per abolire le tasse o ridurle in proporzioni minime; ma non riuscirono nell’intento, nè potevano riuscirvi, fino a che dominava l’antico organismo sociale.