Pagina:Bellamy - L'avvenire, 1891.djvu/85

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tono di preghiera, ed il contegno del cameriere era semplicemente quello di una persona che si applica ad adempiere bene il compito assegnatole, senza famigliarità nè umiltà soverchia. Era quello il contegno di un soldato sotto le armi, privo però della rigidezza militare. Quando egli fu uscito dalla stanza, dissi: «Sono assai stupito di vedere che una persona appartenente alla servitù, abbia l’aria di essere sì contento del proprio impiego».

«Che cos’è la servitù? Non ho mai udito questa parola». disse Editta.

«È una parola fuori d’uso», osservò suo padre. «Se non erro, essa si riferiva a persone che facevano, per conto d’altri, un lavoro spiacevole e noioso; ed aveva un significato dispregiativo. Non è così signor West?»

«Sì, all’incirca», risposi. «I servizi personali, come il servire a tavola, facevano parte del lavoro della servitù ed erano, ai giorni miei, considerati come talmente abbietti, che una persona istruita avrebbe preferito sopportare la miseria che acconciarsi a far ciò».

«Che idea strana e stiracchiata», esclamò la signora Leete assai sorpresa.

«Eppure questi servizi erano necessari», disse Editta.

«Naturalmente», risposi; «ma noi li conferivamo ai poveri od a coloro cui non rimaneva altra scelta se non volevano morir di fame».

«E così, disprezzandoli, rendevate ancora più dolorosa la posizione che loro imponevate», osservò il dottor Leete.

«Non capisco bene,» disse Editta. «Intendete forse dire che permettevate che taluni facessero cose, che meritavano il vostro disprezzo, oppure che accettavate da altri, servizi che voi stessi non avreste mai consentito a prestar loro? È impossibile che la pensaste così, signor West?»

Dovetti dirle che le cose stavan proprio così; ma il dottor Leete venne in mio aiuto.

«Affinchè possiate comprendere lo stupore di Editta», disse, «occorre che vi dica, che noi abbiamo un principio etico per cui l’accettare da altri un servizio che, in caso di bisogno, noi