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102 scritti critici e letterari


M’era immaginata che in queste parole vi fosse del greco; e ne domandai la spiegazione a mio marito, che è uomo di lettere e che conosce il suo greco meglio di tutt’altra cosa. Ma non mi ha voluto fare alcuna risposta, e solo, voltandomi le spalle con aria di disprezzo, esclamò:—Corbellerie! corbellerie!—Vedete come sono poco compiacenti i mariti. Siatelo voi di piú, e riparate l’offesa fatta al mio amor proprio dai vostri confratelli che parlano senza lasciarsi intendere. Ma se volete proprio obbligarmi, fate che il favore sia intero; e nella vostra risposta mandate al diavolo tutte le caricature, e parlate chiara e tonda la lingua italiana del 1818. Altrimenti farò della vostra lettera quello che fo di certi giornali: me ne servirò la sera per incartare i miei ricci. Sono col piú profondo rispetto

vostra serva

Ingenua.


II

Madama gentilissima,—Probabilmente il di lei signor marito avrá avuta la sua buona ragione per chiamare «corbelleria» l’estetica. E questa buona ragione sará probabilmente l’avere egli, dal matrimonio in fuori, rinunziato interamente al secolo. Ai nostri giorni lo studio della lingua greca, quando è principale e non accessorio1 ad altri studi piú importanti, fa per lo piú degli uomini ciò che di essi facevano un tempo i deserti della Tebaide: li separa affatto dal mondo e dalle sue pompe e mette loro nel cuore il disprezzo della vita presente. Veneranda era l’austeritá degli anacoreti, e veneranda sia anche quella dei grecisti. Né dell’una né dell’altra è lecito a noi miseri mondani il giudicare.

L’Enciclopedia, all’articolo Esthétique, spiega bastantemente che cosa significhi «estetica». S’Ella vorrá compiacersi di leggere quell’articolo, vedrá, ch’Ella aveva immaginato bene credendo derivato

  1. Colla distinzione di «studio accessorio» e di «studio principale» Grisostomo ha voluto separare i dotti da’ pedanti. Lo studio del greco fu, per esempio, accessorio nello Schlegel, che se ne serví per penetrare nello spirito delle tragedie greche piú addentro di qualunque erudito; ed è parimente accessorio in chi ne profitta per far dono all’Italia d’ottime traduzioni di que’ capi d’opera.