Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/130

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118 ESEMPI E DETTI MORALI

è pure fatta, che doviamo fare? La cosa che è fatta non può tornare adietro.

Dici vero. Ma ditemi? Uno che stesse in su la torre, se egli desse il salto fuore, e, dato il salto, egli vedesse e conoscesse come egli ha fatto male, egli non può però tornare a dietro, che e’ li si converrà che egli facci il fracasso in terra. Cosí mi credo che interverrà a voi de’ vostri vestiri, a voi che dite: “che se ne fa, poi che la cosa è fatta?” Io non lo so già io, se non che io aspetto qualche fracasso; ché quando io considero le cose vane tanto multiplicate, e le spirituali mancate, non so vedere che bene ve ne possa seguitare. Egli non ci so’ piú gli uomini spirituali come solevano essare, e come già se ne vidde; e anco delle donne, che ce n’erano assai e nella città e nel contado, tutto pieno qui di fuore. Non so che si voglia dire; pure veggo che le possessioni vostre si lavorano, le quali solevano essere delle chiese: come si sieno andate, voi il sapete voi meglio di me. Simile, quando io guardo le chiese, li spedali, che solevano essere uffiziati, io veggo quine essere mal capitata; in quello spedale non esservi letta da potere ricévare i pellegrini; quale è caduto, quale ha uno difetto, e quale n’ha piú. I mali veggo multiplicare, e il bene mancare. Veggo i prigioni non avere aiuto da coloro che possono; veggo le vedove e pupilli èssare abbandonati, e ogni misericordia venuta meno. Dall’altro lato veggo méttare in pompa e in vanità. Anco viddi le compagnie vostre stare già molto bene: non so io come ora si stanno. Anco mi ricordo di quanti buoni religiosi d’osservanza c’erano, che ora non