Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/35

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apologhi e novellette 23

fu fatto un lacciuolo con una gallina in sur un pozzo d’acqua. E venendo la volpe, vidde questa gallina; saglie su al pozzo; e egli era ordinato, che come ella toccasse la gallina, ogni cosa cadesse nel pozzo. E cosí l’avvenne. Come ella ciuffò la gallina, subito cadde nel pozzo, e per non affogare, ella entrò nella secchia, e ine si stava. Avvenne che ’l lupo passava, e vidde la volpe caduta giuso, e dissele: “O, che vuol dire questo, suoro mia? O, tu se’ sí savia e maestra, come se’ cosí male capitata?” Dice la volpe: “Oh, io so’ pura pura! Ma tu sai che noi siamo d’una condizione, cioè che tu e io viviamo di rapire; aitiamci insieme, come noi doviamo; doh! io mi ti raccomando che tu m’aiti di quello che tu puoi.” Disse il lupo: “Che vuoi ch’io facci?” Dice la volpe: “Entra in cotesta secchia vuota, e viene quaggiú e aiutaràmi.” Dice il lupo: “Hai tu da mangiare nulla?” Dice la volpe: “Elli c’è una gallina.” E egli, udendo questo, entrò nella secchia, e come elli vi fu dentro, subito per la gravezza a un tratto egli andò in giú e la volpe che era nell’altra secchia andò in su. Dice il lupo alla volpe: “O, o, o, o, tu te ne vai costassú? Che modi so’ i tuoi?” Ella disse: “Oh, questo mondo è fatto a scale: chi le scende e chi le sale!”