Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/81

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

APOLOGHI E NOVELLETTE 69

Pure la fante, che non ne li volse dare, perché la donna fu cagione di farlo stare sei mesi piú che non sarebbe stato, e dalla fante non rimase che egli non guarisse di subito, sí che tu donna facesti male a darneli, e tu fantesca facesti bene a non darneli. E sai che ne interverrà? Che quando il segnore sarà guarito, elli vorrà meglio alla fante che non gli die’ dell’acqua, che se glie n’avesse data. E dicele piú ancora: “Se tu me n’avessi data, io avevo cattivo pensiero di te: a quella m’aveggo che tu m’hai voluto bene.” E alla sua donna dirà: “Tu fusti cagione di farmi istare il male piú addosso che non mi sarebbe stato.” “Oh, tu me ne chiedesti!” E colui può dire: “Tu vedevi bene ch’io chiedevo quello che mi faceva male: non me ne dovevi dare.”


IGNORANZA


Elli furo due preti, i quali parlandosi insieme disse l’uno all’altro: “Come dici tu le parole della consecrazione del corpo di Cristo?” Colui rispose e disse: “Io dico: Hoc est corpus meum.” Allora dicendo l’uno all’altro: “Tu non dici bene”;Fonte/commento: normalizzo “anco tu non dici bene;” e stando in questa questione, sopraggionse un altro prete, al quale costoro gli dicono questo fatto. E ’l prete lo’ disse: “Né l’uno né l’altro di voi dice bene, imperocché si vuole dire: Hoc est corpusso meusso;” “dimostrando lo’: tu vedi che egli dice corpusso, e però vuol dire meusso; e però da ora in là non