Pagina:Bertini - Guida della Val di Bisenzio, Prato, Salvi, 1892.djvu/98

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Avvertenza — La gita al M. Iavello si può fare per diverse vie: le principali e migliori ho descritte in questo Itinerario N. 5, assegnando a ciascuna il tempo che si suole impiegare. Non volendo discendere dal Monte per la via fatta a salire, si prenda una delle descritte, notando, e ciò valga per altre gite, che per regola generale, a discendere s’impiega due terzi meno circa del tempo che s’impiega per la salita: quindi, avendo dato le ore di cammino per la salita non accenno quelle per la discesa.

Il monte d’Iavello o i Faggi d’Iavello, che gli antichi chiamarono Chiavello e Giavello, è il più alto di quelli vicini a Prato, che da quelle pendici ebbe una parte della sua prima popolazione, se ha da credersi al Malespini, al Villani, e alle cronache dopo il mille.

Laddove il nostro Appennino, fra le sorgenti della Limentra e quelle della Trògola, piega da occidente a settentrione, si stacca un bel contrafforte, che è il M. d’Iavello, la cui sommità (984 m.) trovasi in luogo detto il Prato alle Vergini, chiuso all’intorno da un bosco di faggi.

La crina del M. d’Iavello segna il confine ai tre comuni di Prato, Montemurlo e Cantagallo, come un tempo segnò il confine, non sempre rispettato, ai dominii dei Conti Alberti signori potenti della Val di Bisenzio e dei Conti Guidi, i quali eran padroni di tutto il declivio meridionale del monte, mentre gli Alberti avevano quello settentrionale, e gli uni e gli altri non contenti di turbare le valli di loro prepotenze ed uccisioni, spesso corsero le cime alpestri ai danni di altri feudatari o di meschini villaggi. E da questo monte scesero nel 1326, il giorno dell’Ascensione 200 fanti e 30 cavalli mandati da Castruccio a far prigioni nella Villa di messer Ottaviano Castellani, posta presso Figline sotto il Monteferrato, quelli