Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 4, 1799.djvu/105

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Passionati. 101

l’audacia, or l’inganno de’talenti maligni, de’cuori guasti, dell’anime indifferenti, e nel mal solo ingegnose, ed accorre (i).

Al qual proposito può darsi a sciogliere un bel problema, ed è, come alcuno scrittore, o parlatore sappia investirsi d’una passione non sua, o farla creder sua propria, quando n’abbia una opposta; e molti in farti dimandano, come quel vizioso, ingrato, avaro, infido poeta, qual si conosce, sappia sì ben vestirsi nell’opere sue di virtù, e pa^ rer grato, amoroso, fedele sì vivamente, sicché muove altri al pianto, anzi piange egli stesso sul suo lavoro, come videsi alcuno, Qui (i) Qual vergogna diss’io su ciò disputando un giorno, che noi con una morale venuta dal cielo restiam tanro di sotto agli antichi storici, che la loro filosofia fondavano nella morale, che Socrate e Platone, gl!

Scipioni, i Tuli;, i Catoni, i Marc’Aureli su lei stabilissero non una setta, ma la legislazione, il governo de: popoli, l’educazione della gioventù, e che ne venissero libri classici ad istillare in rutti la virtù, la bontà, Ia_modestia, l’amor degli uomini d aeja patria, e in ciò la vera felicità.