Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 4, 1799.djvu/106

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102 Passionati.


Qui credo aversi a distinguere una passion# d’immaginazione, e un’altra di cuore. La prima è presa in prestito, è forza di fama, sia, infine straniera; l’altra è spontanea, è tempera d’anima, iufin propria e naturale.

Per quella il poeta si mette in luogo della y e nona rappresentata, (il che vedemmo esser dato ai poeti principalmente), prende la veste altrui, come gli effetti, e così diviene un altro, e può dirsi ci loro: discunt lacrimare decenter, quoqt/.ì voluni plorant tempore, quoque modo con Ovidio di ciò buon maestro.

Per l’altra egli stesso è, che ama, che pian, ge, e che delira, e piuttosto mette in sè Pai* rrui passione e persona. L’uno è finto, 1’ alrro è vero dolore, ed amore. Talvolta però anche infingendolo può sentirsi, ma d’un momentaneo sentimento e passaggero. Ma distinguesi a qualche segno il falso dal vero ?

Direi, che quando un poeta tratta argomea.

to da se passionato, il qual l’obbliga al pianto > all’amore, al furore, allor è difficile ravvisarlo; ma quando senz’obbligo, e in circostanze per sè indifferenti spontaneamente, e non aspettato scappa in affètti, allora può dirsi (