Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 4, 1799.djvu/320

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
316 Note.

de’ veleni, delle gelosie, delle perfidie ita* liane, che ognor ripetono, e che sono invero -vistigli! ruris tra gente, che dee gustare l’atticismo, e la civiltà de’greci, e de’latini: se nb dirassi, che certi climi non giungono mai a quella perfezione, ed eleganza, che in altri si trova.

Avendo io comunicate al valorosissimo sig. cavaliere Va /inetti queste mie riflessioni!, n’ ebbi in risposta la seguente lettera.,, Ho i, osservato con somma mia compiacenza „ che laddove appunto ella ragiona della „ monotonia, ci siamo incontrati- perfettamente. E di vero nelle poesie dello stes„ so Gesner, che dicesi il Teocrito d’ Ale5, magna, è una noia l’abbattersi ad ogni „ tratto ne’zeffiri, che si affrettano a svo„ lazzare d’intorno alle ninfe, e dialogizza„ no pur.anche fra di loro a due a due; ne>„ rivi, che lambon gli alberi, irrigano i pra„ ti, si diramano, si complicano, e fanno „ le mille funzioni; nell’aurora, che giunge „ a rallegrar la natura medesima, che b uÀ-na persona già tanto alla moda, e nella » primavera, che sembra essere eterna in » que’