Pagina:Bettini - Guida di Castiglione dei Pepoli, Prato, Vestri, 1909.djvu/37

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Taccio della relazione che hanno le selve annose e folte, specialmente montane, coll’avicultura, riguardo all’agricoltura, all’igiene stessa. Ai Romani non sarebbe mai venuto in mente d’inalzare sul culmine del Soracte1, o sulla vetta dell’Albanus Mons2, un tempio alla Dea Febbre.

Il più volte e degno ministro della P. I. On. Guido Baccelli, romano, rimontò alle istituzioni romane. Inaugurando la festa degli alberi, favorendo l’istituzione dei campicelli agrari uniti alle sedi scolastiche, ha fatto opera degna di sè e della patria.

È una festa gentile quella degli alberi. Le migliaia di fanciulli, di vispe bambine, che vedono compiersi, con una specie di culto, le piantagioni dei coniferi, dei resinosi in genere, dei platani, delle querci, delle piante fruttifere, ne rimangono piacevolmente impressionati e le loro menti tenerelle non possono a meno d’intravedere il vantaggio immenso, che deriverà alla madre patria dal ripopolamento dei boschi. Verrà un giorno in cui la verità intraveduta apparirà loro lampante, evidente, e formerà di loro, strenui campioni del miglioramento dell’agricoltura, da cui tanto l’Italia ha ragione di attendere, da cui anzi,


  1. Vides ut alta stet nive candidum.
                        Socrate... Orazio. Odi L. I. Ode 9.

  2. At Inno ey summo, qui nunc Albanus habetur,
    Prospiciens tumulo, campum spectabat...
                                            Virgilio. Eneide XII. v. 134.