Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/187

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capo ix. 179

fuori più poderoso, di forma che Pio V, poi santo, ardì pubblicare nel 1568 la sua famosa bolla in Cœna Domini.

Così detta, perchè leggevasi il Giovedì Santo da un cardinale diacono in presenza de’ cardinali e del pontefice; e il pontefice, finita la lettura, gettava nella piazza un cereo acceso in segno di maledizione. Se ne ignora l’origine. Alcuni la attribuiscono a Martino V nel 1420; ma dalle Clementine, capo Dudum Bonifacius, e dalla Glossa a quel capo si ricava che era già in uso prima di Clemente V, cioè prima del 1305, e gli eruditi ne trovano indizi anteriori al 1180: a talchè si può forse attribuirne la prima derivazione a Gregorio VII di cui ho sopra descritte le massime e che morì nel 1085. Ma sembra che prima di Martino V fosse uso di leggerla tre volte l’anno, Giovedì Santo, Ascensa e Dedicazione della basilica di San Pietro; e che da quel papa in poi sia prevalso di leggerla solamente nel Giovedì Santo. Varii pure furono gli autori di essa bolla, avendovi ciascun papa fatto delle aggiunte ad occasione, finchè da Clemente XIV (Ganganelli) nel 1773 fu non già soppressa ma posta in tacere: a dì nostri la Curia cova tentativi per farla rivivere.

Conteneva alcuni capi lodevoli come laddove scomunica i pirati, gli assassini, i ladri, i falsari; altri sopportabili, trattandosi di un papa che deve pensare da papa e non da filosofo, come le scomuniche contro gli eretici; ma in genere tendeva a niente meno che a sottomettere all’ecclesiastico tutte le potestà temporali. Era caso di scomunica gravis-