Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/249

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capo xxvi. 241


Un libro di questa natura e pubblicato colle circostanze che ho detto non doveva mancare di molti lettori fra le persone di qualunque partito. Il concilio di Trento terminato coll’anno 1563 era dalla Curia romana considerato come la pietra angolare della sua nuova esistenza. Ma ella meglio di ogni altri sapendo quanta fatica le fosse costato, e quanti intrighi e tesori, ne occultava colla più gelosa sollecitudine gli atti e i documenti istorici, e lo presentava ai popoli puro e semplice ne’ suoi canoni e decreti come una legge infallibile o un mistero di religione cui bisogna riverire, ma non indagare. Le controversie surte in Francia per rispetto alla accettazione di esso avevano risvegliato lo zelo di alcuni giureconsulti; tra i quali Giacomo Gillot, amicò del Sarpi, pubblicò una collezione di documenti relativi all’istoria di quel concilio, aumentata molti anni dopo dai fratelli Dupuy; ma erano pezzi di interesse locale e troppo scuciti per poter appagare la curiosità dei lettori, massime dei protestanti avidissimi sopramodo di penetrare i secreti di quella sinodo a loro nemica. Esistevano qua e colà negli archivi e biblioteche private non poche memorie, e lettere e diari di persone che furono testimoni oculari, ma i gesuiti furono così diligenti a farne sparire le copie ovunque le trovassero, o l’Inquisizione a impedire che fossero pubblicate, che il concilio tridentino, avvenimento di fresca data, era per gli uomini di quel tempo un arcano diplomatico come può esserlo a’ dì nostri uno fra i tanti oscuri congressi che a flagello dei popoli sono tenuti dai principi; abbenchè importasse un altissimo interesse per


Vita di F. Paolo T. II. 16