Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/51

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CAPO DECIMONONO.


(1609). Durante quei dissapori con Venezia un caso più importante angustiava la Santa Sede, del quale parlerò perchè ha qualche relazione colla vita del Sarpi.

Roma non aveva mai perduto di vista il possesso dell’Inghilterra, regno una volta a lei sì fruttifero, e separatosi, come è noto, per sconcia cagione di amori, per opera di Arrigo VIII, e compiuta la riforma da suo figlio Eduardo VI. Sorelle di Eduardo furono Maria ed Elisabetta, quella nata da Caterina di Aragona, e perciò propensa a’ cattolici, questa da Anna Bolena seguace de’ riformati, e gli successero l’una dopo l’altra sul trono. Maria ripristinò il culto di Roma, Elisabetta di nuovo lo abolì, e Giacomo Stuardo suo successore volle tenere una via di mezzo; ma i cattolici delusi nelle concette speranze, rimestarono e fecero congiure, tra le quali famosa fu quella delle polveri per far balzare in aria il re e il parlamento, e con un colpo solo sterminare innumerevoli che stimavano fautori di sêtta contraria. La quale atrocità, in cui, come in altre, si mescolarono i gesuiti, rese odiatissimi i cattolici, abbenchè la parte più sana di loro detestasse non meno dei riformati quella cospirazione orrenda. Cionondimeno il re a miglior sua guarenzia (molto più che Clemente VIII aveva instituita una congregazione di