Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/67

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capo xix. 59

sero a loro, levarono i termini, stabilirono una gabella detto ancorario e obbligarono i sudditi veneti a pagarla. Il Senato mandò il capitano del golfo con quattro galere, che scacciò i gabellieri, atterrò la gabella e restituì i termini di confine a’ suoi luoghi; indi siccome i navili ponteficii negavano di sottostare ai tributi imposti da’ Veneziani, ebbe ordine di staggire e mandare a Venezia quelli cui trovasse in grave flagrante, e rilasciare gli altri mediante qualche contribuzione. I tribunali ponteficii di Ferrara e di Roma, colle consuete formole miste di spirituale e temporale, citarono il capitano e due altri ufficiali della marina veneta a comparire: ma in modo così equivoco, che Frà Paolo fu costretto a riderne. Conciosia cosa che invece d’indicare il nome e il grado e la patria e le altre specialità della persona, vi fu posto un N.N. con altri indizi che potevano essere applicati a mille, e in mille casi sempre significar niente quando alla Curia romana fosse giovato così.

Nello stesso tempo i Ferraresi entrarono in su quel di Loredo veneziano, tagliarono boschi, s’impadronirono di pascoli, e piantarono capanne pretendendo ragioni sul territorio. Il capitano del golfo mandò soldati in quei boschi, in quei pascoli, ne scacciò gli occupatori, ne arse i tuguri. I Ferraresi si armarono al ricupero e alla vendetta; il Senato spedì in sul luogo compagnie di cavalli e di pedoni, vi furono rapine e prigioni e danni da ambe le parti, finchè i due governi dopo più di un anno di reciproche ingiurie spedirono commissari ad un congresso nel villaggio delle Papozze, dove le differenze furono composte.