Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/81

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capo xix. 73

mini che perivano in mare o nei combattimenti o sui patiboli, faceva sì che restassero vedove di frequente; quasi sempre si rimaritavano e talvolta da più mariti eredavano immense ricchezze: la ferocia de’ mariti si era insinuata anco nel dolce sesso, sì che molte furono vedute lambire il sangue del misero Rabatta.

La crudeltà degli uomini sorpassava il credibile: assassinavano i loro nemici col massimo sangue freddo, e non di rado con tutti i raffinamenti della barbarie: gli arrostivano, ne mangiavano il cuore, ne bevevano il sangue, le teste cruenti mettevano sulla tavola: i lamenti de’ martirizzati erano per loro delizia o musica.

Audacissimi sul mare, furono veduti spesse volte colle loro fragili barche sfidare le più spaventose procelle, passare fra mezzo a scogli e sirti dove pareva che le onde dovessero sfrantumarli. Inseguivano con celerità i navili da carico, fuggivano con uguale celerità i navili armati; si rintanavano nelle più meschine rade, si sperdevano in quel labirinto di scogli ond’è irto il mare Liburnico, spiavano la preda, schivavano i persecutori; e se necessità voleva, a disperdere ogni traccia del loro cammino affondavano su piaggia deserta le barche, si occultavano nei boschi o nelle caverne per poi ricomparire quando meno aspettati.

Ma il loro coraggio era brutale e usato piuttosto nei rischi di mare e nel delitto che in generose pugne. Appena vedevano una squadriglia si davano alla fuga; posti a guardia di una terra, appena assaltata la cedevano. Di ciò si possono addurre due