Pagina:Bibliografia del Principe Boncompagni.djvu/7

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di questi non sono completi, e nessuno è anteriore al secolo decimoquarto: il nome del traduttore non vi è indicato. Roberto di Chester, del quale restano altri lavori, avrebbe voltato dall’arabo in latino il libro di Mohammed nell’anno 1183, per testimonianza di Adriano Van Roomen (chiamato latinamente Adrianus Romanus) che in una sua opera intitolata In Mahumedis arabis Algebram Prolegomena asserisce di possedere quella traduzione. Un esemplare stampato di quest’opera si conserva nella Biblioteca Pubblica di Douai, e fu accennato dal signor Chasles al principe Boncompagni in una lettera scrittagli a dì 5 settembre 1852 ove riportò alla pag. 81 del citato esemplare il seguente passo gentilmente comunicatomi dal signor Boncompagni: «Mahumed filius Moysi sicuti primus omnium invenit, ita et primus omnium conscripsit Algebran lingvâ Arabicâ: quo autem tempore, mihi non constat. Opus verò ejus ex Arabico in Latinum transtulit Robertus Cestrensis in civitate Secobiensi anno 1183. est in Bibliothecâ meâ manuscriptum ex liberalitate D. Thaddæi Hageccii. Titulus libri est, Incipit Liber restaurationis et oppositionis numerorum. etc.»1 Non vedendosi onde il Van Roomen abbia potuto trarre le citate notizie, convien pensare che il manoscritto stesso le contenesse, e che però la presente versione sia diversa dalla vulgata la quale non ha data nè come si disse nome d’autore. Ad ogni modo pare che l’Algebra di Mohammed ben Musa restasse ignorata in Occi-


    1. Ib. codice contrassegnato Classe XI, n.° 45 (carta 2 recto, lin. 1 — carta 5 recto, lin. 6) Frammento;
    2. Biblioteca Vaticana di Roma, Codice Vaticano n.° 5733 (carta 275 recto, lin. 1 — carta 287 recto, lin. 26);
    3. Ib. Codice Urbinate, n.° 1329 (carta 43 recto, lin 1 — carta 63 recto, lin. 24).

  1. In Mahumedis Arabis Algebram prolegomena, pag. 8, lin. 3— 6.