Pagina:Biografia di Paolo Costa.djvu/9

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ed infra gli altri figliuoli ebbe di lei questo Paolo, di che ora ragiono; il quale nacque a dì 13 Giugno del 1771, un poco dopo la levata del sole. Lascio stare la puerizia di lui, chè rade volte quella età è degna di memoria, e dico solamente ch’egli era tenero fanciulletto quando fu posto nel collegio della patria, dove stette dieci anni; nel quale spazio di tempo poco altro fece che leggere le poesie del Frugoni e Virgilio recato nell’idioma italiano, avendo del latino pochissima conoscenza. Uscito poi del collegio, e preso amore alla poesía, si diede a far versi, che furono molto lodati dagli uomini di que’ dì; la qual cosa gli crebbe animo. Ma egli sentì tosto il bisogno di essere aiutato a ragionare dirittamente; perchè si volse a cercar le opere dei filosofi, e fu sua grande ventura che gli venisse alle mani la logica del Condillac, che con somma diligenza meditò; ed alla luce di quel vero parve che la sua mente tutta si rischiarasse. Poscia gli entrò in cuore un grande desiderio d’ire allo studio di Padova, allora fiorente d’uomini prestantissimi. Ed il buono e prudente padre, veduto che ’l figliuolo dava speranza di sè, fu contento che seguisse le inclinazioni avute dalla natura.

Ito dunque a Padova, fu ammaestrato dallo Stratico nelle cose della fisica, e udì eloquenza dal Cesarotti, che spiegando a’ suoi discepoli le bellezze di Omero e di Ossian, aveva levato grandissimo grido per le terre italiane. Dopo tre anni tornò a Ravenna, la quale si reggeva a popolo, essendo mutata per la venuta de’ francesi la forma dell’antico governo. La sua virtù gli aperse la via agli onori: fu fatto cittadino moderatore, e posto a sedere nello scanno de’ magistrati; le quali dignità tenne con decoro, e da uomo onesto e dabbene. Accadde indi a poco che le armi tedesche cacciarono i francesi di qua; onde Paolo si riparava a Bologna. Queste cose ho io raccolte da quel suo carme indiritto al conte Gio. Antonio Roverella, nel quale lasciò testimonio della sua vita; e piacemi di registrare gli stessi suoi versi, acciocchè chi non avesse ancor letto cosa di lui, vegga con quanta pulitezza e gagliardía di stile sapeva quest’uomo esporre i suoi concetti:

“...................... A magre scuole
Nudrii la mente; sette lunghi verni