Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/242

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simonetti cav. luigi

Tolga il cielo che l’Italia nostra nella distretta prosiegua di una vita misera e inferma. — S’appressa l’apertura delle urne, e da quivi noi confidiamo che il buon senso degl’italiani, che il patriotismo di elettissimi cittadini, saprà trarre finalmente quegli uomini che la nazionale e comunale famiglia sollevino in più prospera e più fortunata esistenza, che le finanze governative e municipali riordinino, perocchè c’insegnino i sommi scrittori di cose politiche, civili e amministrative, che la dissoluzione del patrimonio dello Stato e del Comune alla rovina morale, civile e politica irreparabilmente conduce. — E queste cose noi veniamo dicendo, dappoichè nello scrivere degli uomini che siedono al Consiglio del Comune di Roma crediamo dovere di utile cittadino far presenti i mali e i rimedi, che devono considerarsi per il bene della patria per la comune felicità — E dopo ciò la nostra biografica penna con compiacente animo prende a scrivere la vita di quell’egregio consigliere comunale che è Luigi Simonetti. —

Nel settembre dell’anno 1826 nasceva egli in Roma. — Dai suoi ottimi genitori s’ebbe una educazione elettissima, e compì con amore il corso degli studi. Però assai giovane degli anni venne iniziato nella via del commercio siccome quella che principalmente conduce a far dell’uomo un amministratore accorto, un economista valente, un cittadino utile alla trattazione delle proprie e delle altrui fortune. — Si applicò quindi alle economiche ed amministrative discipline, e crebbe nella vita commerciale, onde oggi è desso uno dei più eccellenti uomini nelle negoziazioni esperto, e nella scienza economica ed amministrativa profondo, per il che ad uno splendido prosperamento del suo patrimonio non solo egli concorre, ma le sue cognizioni lo fanno essere un cittadino utilissimo nelle pubbliche bisogna. —

Per integrità di carattere, per onestà, per altezza di sentimenti egli distinguesi, ed ebbe sempre grandissimo amore di vedere il proprio paese e la sua terra nativa prosperare, e il popolo farsi felice. —

L’affetto e la stima pubblica seppe acquistarsi, e dai propri concittadini fu sempre riguardato con particolare considerazione, con grande benevolenza. — Nel 1848 appena istituivasi la guardia civica egli ebbe la prima prova di stima dai suoi concittadini, che lo elessero ufficiale. — Allo svolgersi poi degli avvenimenti politici nel 1848-49 desiderò vedere il trionfo del progresso e della libertà, e la patria avviarsi alla meta del benessere generale, che forma la felicità e la fortuna degli Stati. — Ed allorquando vide purtroppo oscurarsi l’astro fulgidissimo, che parea dovesse splendere perpetuamente su Italia e su Roma, egli confidò nell’ordine e nel corso dei civili tempi avvenire. — Intanto operoso, attivissimo sempre, maturavasi nella vita del commercio e della