Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/310

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martorelli cav. enrico

l’altezza dei tempi nel saper condurre la provinciale amministrazione, così, proseguendo a discorrere la vita di loro, porgiamo gli esempi di quelle virtù, cittadine, die debbono seguirsi per conseguire l’utilità comune, il benessere generale. — E dopo ciò entriamo a discorrere la vita di quell’esimio Consigliere provinciale, che è Martorelli Enrico.

Da onesti e civili parenti nasceva egli in Ceprano, provincia romana, nell’anno 1828. Amante degli studi e di fervido ingegno, dapprima si diè ad istruirsi nel Collegio Tulliano di Arpino, che era uno de’ più accreditati, e compiuto il corso di filosofia, trasferissi a Roma, ove si diè a studiar legge nella Romana Università, volgendo l’anno 1845.

Succedevano gli entusiasmi politici, e la storia è tuttavia aperta e c’insegna come nel 1848 e 1849 un papa, che poteva d’un tratto la propria tiara circondare di raggio più bello, sedotto da arti scellerate, una santa causa abbandonasse, la causa della patria;; come una repubblica l’altra trucidasse, quella cioè di Francia le armi immergendo nel cuore della Romana Repubblica. E fu in quel tempo che Emilio Martorelli, i liberi sensi spiegando dell’animo suo ardente dell’amore di patria, dalla teocratica polizia preso di mira, tanta nequizia di persecuzione lo strinse, che gli fu persino impedito di torre nella Romana Università la laurea, essendogli negato l’accesso alla Università medesima. —

Quando Pio IX il vessillo brandì della libertà e benedì alla indipendenza della patria, onde a lui tutta la gente italiana innalzava il canto dell’amore e della fede, il Martorelli fu eletto Tenente della Guardia civica, ed era in cara amicizia con i più distinti liberali italiani, con un Moger, con il Colonnello Masi, con Sterbini, e tanti altri, e sostenne particolari uffici, cui soddisfece con zelo, con energia, con disinteresse, e ne riportò lode onorata. —

Dal 1850 al 1859-60 fu desso in intima corrispondenza politica con le primarie autorità italiane, dai confini dello inallora stato pontificio, e rese importanti servigi, e giova notare come con l’egregio Comm. Berti oggi Prefetto di Girgenti fosse in stretta relazione, mentre questo era Sotto-Prefetto di Sora, e la causa d’Italia favoreggiasse, e come a questo scopo stesse anco d’avviso con il delegato di Pubblica Sicurezza Federico Montani, onde si parve il cuore del Martorelli sempre appassionato per la conquista suprema della unità, libertà e indipendenza della patria.

I trionfi della causa italiana procedevano e il bel paese tutto riscuotevasi dell’ultima e finale riscossa. — Se non che l’ultimo anelito era Roma; Roma la città eterna, la città degli eterni e più grandi destini. — Volgeva l’anno 1867 — tutti i patrioti, e gli esuli romani bramosamente s’accingevano all’opera di