Pagina:Biologia marina.djvu/62

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38 Capitolo secondo

giornalmente, in senso verticale, anche per più centinaia di metri senza risentirne alcnn danno. Certo fra i Pesci forniti di vescica natatoria, cioè di un serbatoio d’aria che funziona come organo idrostatico, ve ne sono che non possono sopportare squilibri forti e repentini di pressione. Quando son tratti a bordo da grandi profondità e la tensione del gas interni non è più controbilanciata dalla pressione che si esercita sulla superficie esterna, il corpo si rigonfia, le squame si distaccano, la vescica natatoria fa ernia fuori della bocca e talvolta scoppia; gli occhi fuorescono dalle orbite.

Tuttavia, prescindendo da particolari disposizioni anatomiche, la rapida morte delle specie abissali portate alla superficie si suole attribuire oggi piuttosto alla differenza di temperatura che alla differenza di pressione.

A proposito della pressione marina vige ancora nel pubblico un pregiudizio curioso che mi giunse alle orecchie quando tutti parlavano del «Titanic», del sontuoso piroscafo inglese naufragato nell’Atlantico. Da persona non incolta sentii esprimere l’opinione che la carcassa dell’enorme postale e le salme dei naufraghi, trovando negli strati profondi dell’Oceano una densità mano a mano accresciuta dalla pressione della colonna d’acqua soprastante, non dovessero mai scendere al fondo ma vagare indefinitamente fra due acque. L’errore apparisce evidente a chi non ignora come l’acqua sia corpo suscettibile bensì di venir compresso, ma soltanto in tenuissimo grado. Ricorda l’Hyort come a 4000 metri di profondità, la pressione di 400 atmosfere abbia per effetto di aumentare la densità