Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/120

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116 giornata seconda

messer Gian di Procida l’isola di Cicilia ribellò e tolse al re Carlo; di che Currado, come ghibellino, fece gran festa. La quale Giannotto sentendo da alcuno di quegli che a guardia l’aveano, gittò un gran sospiro, e disse: — Ahi lasso me! ché passati sono omai quattordici anni che io sono andato tapinando per lo mondo, niuna altra cosa aspettando che questa, la quale ora che venuta è, acciò che io mai d’aver ben piú non isperi, m’ha trovato in prigione, della qual mai se non morto uscir non ispero! — E come? — disse il prigioniere — Che monta a te quello che i grandissimi re si facciano? Che avevi tu a fare in Cicilia? — A cui Giannotto disse: — El pare che il cuor mi si schianti, ricordandomi di ciò che giá mio padre v’ebbe a fare; il quale, ancora che piccol fonciul fossi quando me ne fuggii, pur mi ricorda che io nel vidi signore, vivendo il re Manfredi. — Seguì il prigioniere: — E chi fu tuo padre? — Il mio padre — disse Giannotto — posso io omai sicuramente manifestare, poi nel pericolo mi veggio il quale io temeva scoprendolo. Egli fu chiamato ed è ancora, se el vive, Arrighetto Capece, ed io non Giannotto, ma Giuffredi ho nome: e non dubito punto, se io di qui fossi fuori, che, tornando in Cicilia, io non v’avessi ancora grandissimo luogo. — Il valente uomo, senza piú avanti andare, come prima ebbe tempo, tutto questo raccontò a Currado. Il che Currado udendo, quantunque al prigioniere mostrasse di non curarsene, andatosene a madama Beritola, piacevolemente la domandò se alcun figliuolo avesse d’Arrighetto avuto che Giuffredi avesse nome. La donna piagnendo rispose che, se il maggior de’ suoi due che avuti avea fosse vivo, cosí si chiamerebbe, e sarebbe d’etá di ventidue anni. Questo udendo Currado, avvisò lui dovere esser desso, e caddegli nell’animo, se cosí fosse, che egli ad una ora poteva una gran misericordia fare, e la sua vergogna e quella della figliuola tór via dandola per moglie a costui: e per ciò, fattosi segretamente Giannotto venire, partitamente d’ogni sua passata vita l’esaminò. E trovando per assai manifesti indizi lui veramente esser Giuffredi, figliuolo d’Arrighetto Capece, gli disse: — Giannotto, tu sai quanta e quale