Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/147

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novella ottava 143

diecemilia volte giaciuta era, allato a lui si coricò per pulcella, e fecegliele credere che cosí fosse, e reina con lui lietamente poi piú tempo visse. E per ciò si disse: «Bocca basciata non perde ventura, anzi rinnuova come fa la luna».

[VIII]

Il conte d’Anguersa, falsamente accusato, va in esilio; lascia due suoi figliuoli in diversi luoghi in Inghilterra, ed egli, sconosciuto tornando di Scozia, lor truova in buono stato; va come ragazzo nell’esercito del re di Francia, e riconosciuto innocente, è nel primo stato ritornato.


Sospirato fu molto dalle donne per li vari casi della bella donna: ma chi sa che cagione moveva que’ sospiri? Forse v’eran di quelle che non meno per vaghezza di cosí spesse nozze che per pietá di colei sospiravano. Ma lasciando questo stare al presente, essendosi da loro riso per l’ultime parole da Panfilo dette, e veggendo la reina in quelle la novella di lui esser finita, ad Elissa rivolta, impose che con una delle sue l’ordine seguitasse; la quale, lietamente faccendolo, incominciò:

Ampissimo campo è quello per lo quale noi oggi spaziando andiamo, né ce n’è alcuno che, non che uno aringo, ma diece non ci potesse assai leggermente correre, si copioso l’ha fatto la fortuna delle sue nuove e gravi cose; e per ciò, venendo di quelle, che infinite sono, a raccontare alcuna, dico che

Essendo lo ’mperio di Roma da’ franceschi ne’ tedeschi trasportato, nacque tra l’una nazione e l’altra grandissima nimistá ed acerba e continua guerra, per la quale, sí per difesa del suo Paese e sí per l’offesa dell’altrui, il re di Francia ed un suo figliuolo, con ogni sforzo del lor regno ed appresso d’amici e di parenti che far poterono, un grandissimo esercito per andare sopra i nemici ordinarono: ed avanti che a ciò procedessero, per non lasciare il regno senza governo, sentendo Gualtieri, conte d’Anguersa, gentile e savio uomo e molto loro fedele