Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/146

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142 giornata seconda

dalle donne intesa, gli dissi che come figliuola mi ricevesse. Egli prestamente m’intese, e fattami la festa grande, quegli gentili uomini e quelle donne secondo la sua povera possibilitá onorò, e me ne menò al re di Cipri, il quale con quello onore mi ricevette e qui a voi m’ha rimandata che mai per me raccontare non si potrebbe. Se altro a dir ci resta, Antigono, che molte volte da me ha questa mia fortuna udita, il racconti. — Antigono allora, al soldano rivolto, disse: — Signor mio, si come ella m’ha piú volte detto e come quegli gentili uomini con li quali venne mi dissero, v’ha raccontato; solamente una parte v’ha lasciata a dire, la quale io estimo che, per ciò che bene non istá a lei di dirlo, l’abbia fatto: e questo è, quanto quegli gentili uomini e donne con li quali venne dicessero dell’onesta vita la quale con le religiose donne aveva tenuta e della sua vertú e de’ suoi laudevoli costumi, e delle lagrime e del pianto che fecero e le donne e gli uomini quando, a me restituitola, si partiron da lei. Delle quali cose se io volessi appien dire ciò che essi mi dissero, non che il presente giorno, ma la seguente notte non ci basterebbe: tanto solamente averne detto voglio che basti, che, secondo che le loro parole mostravano e quello ancora che io n’ho potuto vedere, voi vi potete vantare d’avere la piú bella figliuola e la piú onesta e la piú valorosa che altro signore che oggi corona porti. — Di queste cose fece il soldano maravigliosissima festa e piú volte pregò Iddio che grazia gli concedesse di potere degni meriti rendere a chiunque avea la figliuola onorata, e massimamente al re di Cipri per cui onoratamente gli era stata rimandata; ed appresso alquanti dí, fatti grandissimi doni apparecchiare ad Antigono, al tornarsi in Cipri il licenziò, al re per lettere e per ispeziali ambasciadori grandissime grazie rendendo di ciò che fatto aveva alla figliuola. Appresso questo, volendo che quello che cominciato era avesse effetto, cioè che ella moglie fosse del re del Garbo, a lui ogni cosa significò, scrivendogli oltre a ciò che, se gli piacesse d’averla, per lei si mandasse. Di ciò fece il re del Garbo gran festa, e mandato onorevolmente per lei, lietamente la ricevette; ed essa, che con otto uomini forse