Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/145

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novella settima 141

fuggire. Li quattro uomini, li quali nel sembiante assai autorevoli mi parevano, veduto ciò, corsero dove io era e molto mi domandarono, ed io dissi molto, ma né da loro fui intesa né io loro intesi. Essi, dopo lungo consiglio, postami sopra un de’ lor cavalli, mi menarono ad un monistero di donne secondo la lor legge religiose, e quivi, che che essi dicessero, io fui da tutte benignissimamente ricevuta ed onorata sempre, e con gran divozione con loro insieme ho poi servito a san Cresci-in-Valcava, a cui le femine di quel paese voglion molto bene. Ma poi che per alquanto tempo con loro dimorata fui, e giá alquanta avendo della loro lingua apparata, domandandomi esse chi io fossi e donde, ed io conoscendo lá dove io era e temendo, se il vero dicessi, non fossi da lor cacciata sí come nemica della lor legge, risposi che io era figliuola d’un gran gentile uomo di Cipri, il quale mandandomene a marito in Creti, per fortuna quivi eravam corsi e rotti. Ed assai volte in assai cose, per tema di peggio, servai i lor costumi; e domandata dalla maggiore di quelle donne, la quale esse appelian «badessa», se in Cipri tornare me ne volessi, risposi che niuna cosa tanto disiderava: ma essa, tenera del mio onore, mai ad alcuna persona fidar non mi volle che verso Cipri venisse, se non, forse due mesi sono, venuti quivi certi buoni uomini di Francia con le loro donne, de’ quali alcun parente v’era della badessa, e sentendo essa che in Ierusalem andavano a visitare il sepolcro dove colui cui tengon per Iddio fu sepellito poi che da’ giudei fu ucciso, a loro mi raccomandò, e pregògli che in Cipri a mio padre mi dovessero presentare. Quanto questi gentili uomini m’onorassono e lietamente mi ricevessero insieme con le lor donne, lunga istoria sarebbe a raccontare. Saliti adunque sopra una nave, dopo piú giorni pervenimmo a Baffa: e quivi veggendomi pervenire, né persona conoscendomi né sappiendo che dovermi dire a’ gentili uomini che a mio padre mi volean presentare, secondo che loro era stato imposto dalla veneranda donna, m’apparecchiò Iddio, al quale forse di me incresceva, sopra il lito Antigono in quella ora che noi a Baffa smontavamo; il quale io prestamente chiamai, ed in nostra lingua, per non essere da’ gentili uomini né