Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/179

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novella nona 175


1/5 come voi il facevate, voi il vi sapete. E se egli v’era piú a grado lo studio delle leggi che la moglie, voi non dovevate pigliarla: benché a me non parve mai che voi giudice foste, anzi mi parevate un banditor di sagre e di feste, si ben le sapevate, e le digiune e le vigilie. E dicovi che, se voi aveste tante feste fatte fare a’ lavoratori che le vostre possession lavorano, quante facevate fare a colui che il mio piccol campicello aveva a lavorare, voi non avreste mai ricolto granel di grano. Sonmi abbattuta a costui che ha voluto Iddio, sí come pietoso ragguardatore della mia giovanezza, col quale io mi sto in questa camera, nella quale non si sa che cosa festa sia; dico di quelle feste che voi, piú divoto a Dio che a’ servigi delle donne, cotante celebravate; né mai dentro a quello uscio entrò né sabato né venerdí né vigilia né quattro tempora né quaresima, che è cosí lunga, anzi di dì e di notte ci si lavora e battecisi la lana: e poi che questa notte sonò matutino, so bene come il fatto andò da una volta insú. E però con lui intendo di starmi e di lavorare mentre sarò giovane, e le feste e le perdonanze ed i digiuni serbarmi a far quando sarò vecchia: e voi con la buona ventura si ve n’andate il piú tosto che voi potete, e senza me fate feste quante vi piace. — Messer Riccardo, udendo queste parole, sosteneva dolore incomportabile, e disse, poi che lei tacer vide: — Deh! anima mia dolce, che parole son quelle che tu di’? Or non hai tu riguardo all’onore de’ parenti tuoi ed al tuo? Vuoi tu innanzi star qui per bagascia di costui, ed in peccato mortale, che a Pisa mia moglie? Costui, quando tu gli sarai rincresciuta, con gran vitupèro di te medesima ti caccerá via; io t’avrò sempre cara e sempre, ancora che io non volessi, sarai donna della casa mia. Dèi tu per questo appetito disordinato e disonesto lasciar l’onor tuo e ine, che t’amo piú che la vita mia? Deh! speranza mia cara, non dir piú cosi; voglitene venir con meco: io da quinci innanzi, poscia che io conosco il tuo disidèro, mi sforzerò; e però, ben mio dolce, muta consiglio e vientene meco, ché mai ben non sentii poscia che tu tolta mi fosti. — A cui la donna rispose: — Del mio onore non intendo io che persona, ora che