Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/180

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176 giornata seconda

non si può, sia piú di me tenera: fosserne stati i parenti miei quando mi diedero a voi! Li quali se non furono allora del mio, io non intendo d’essere al presente del loro; e se io ora sto in peccato mortaio, io starò quando che sia in imbeccato pestello: non ne siate piú tenero di me. E dicovi così, che qui mi pare esser moglie di Paganino, ed a Pisa mi pareva esser vostra bagascia, pensando che per punti di luna e per isquadri di geometria si convenieno tra voi e me congiugnere i pianeti, dove qui Paganino tutta la notte mi tiene in braccio e strignemi e mordemi, e come egli mi conci, Dio vel dica per me. Anche dite voi che vi sforzerete: e di che? Di farla in tre pace, e rizzare a mazzata? Io so che voi siete divenuto un pro’ cavaliere poscia che io non vi vidi! Andate, e sforzatevi di vivere: ché mi pare anzi che no che voi ci stiate a pigione, sì tisicuzzo e tristanzuol mi parete. Ed ancor vi dico piú: che, quando costui mi lascerá, che non mi pare a ciò disposto, dove io voglia stare, io non intendo per ciò di mai tornare a voi, di cui, tutto premendovi, non si farebbe uno scodellino di salsa, per ciò che con mio grandissimo danno ed interesse vi stetti una volta; per che in altra parte cercherei mia civanza. Di che da capo vi dico che qui non ha festa né vigilia, laonde io intendo di starmi: e per ciò, come piú tosto potete, v’andate con Dio, se non che io griderò che voi mi vogliate sforzare. — Messer Riccardo, veggendosi a mal partito e pure allor conoscendo la sua follia d’aver moglie giovane tolta essendo spossato, dolente e tristo s’uscí della camera e disse parole assai a Paganino le quali non montavano un frullo; ed ultimamente, senza alcuna cosa aver fatta, lasciata la donna, a Pisa si ritornò, ed in tanta mattezza per dolor cadde, che andando per Pisa, a chiunque il salutava o d’alcuna cosa il domandava, niuna altra cosa rispondeva se non: — Il mal foro non vuol festa! — E dopo non molto tempo si morì; il che Paganin sentendo, e conoscendo l’amore che la donna gli portava, per sua legittima moglie la sposò, e senza mai guardar festa o vigilia o far quaresima, quanto le gambe ne gli poteron portare lavorarono e