Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/250

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246 giornata terza

che Domenedio vuole che qui rappresentato ti sia. — Disse allora Ferondo: — Domine, dálle il buono anno! Io le voleva ben gran bene anzi che io morissi, tanto che io la mi teneva tutta notte in braccio e non faceva altro che basciarla, ed anche faceva altro quando voglia me ne veniva. — E poi, gran voglia avendone, cominciò a mangiare ed a bere, e non parendogli il vino troppo buono, disse: — Domine, falla trista! ché ella non diede al prete del vino della botte di lungo il muro. — Ma poi che mangiato ebbe, il monaco da capo il riprese e con quelle medesime verghe gli diede una gran battitura. A cui Ferondo, avendo gridato assai, disse: — Deh! questo perché mi fai tu? — Disse il monaco: — Per ciò che cosí ha comandato Domenedio che ogni dí due volte ti sia fatto. — E per che cagione? — disse Ferondo. Disse il monaco: — Perché tu fosti geloso, avendo la miglior donna che fosse nelle tue contrade per moglie. — Oimè! — disse Ferondo — tu di’ vero: e la piú dolce; ella era piú melata che il confetto: ma io non sapeva che Domenedio avesse per male che l’uomo fosse geloso, ché io non sarei stato. — Disse il monaco: — Di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di lá, ed ammendartene; e se egli avvien che tu mai vi torni, fa’ che tu abbi sí a mente quello che io ti fo ora, che tu non sii mai piú geloso. — Disse Ferondo: — O ritórnavi mai chi muore? — Disse il monaco: — Sí, chi Dio vuole. — Oh! — disse Ferondo — se io vi torno mai, io sarò il migliore marito del mondo; mai non la batterò, mai non le dirò villania, se non del vino che ella ci ha mandato stamane: ed anche non ci ha mandato candela niuna, ed èmmi convenuto mangiare al buio. — Disse il monaco: — Sí fece bene, ma elle arsero alle messe. — Oh! — disse Ferondo — tu dirai vero; e per certo, se io vi torno, io le lascerò fare ciò che ella vorrá. Ma dimmi: chi se’ tu che questo mi fai? — Disse il monaco: — Io sono anche morto, e fui di Sardigna; e perché io lodai giá molto ad un mio signore l’esser geloso, sono stato dannato da Dio a questa pena, che io ti debba dare mangiare e bere e queste battiture infino a tanto che Iddio dilibererá altro di te e di me. — Disse Ferondo: