Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/266

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
262 giornata terza

ninferno d’Alibech era, per troppo disidèro e per men potere, questa quistione, avvenne che un fuoco s’apprese in Capsa, il quale nella propria casa arse il padre d’Alibech con quanti figliuoli ed altra famiglia avea; per la qual cosa Alibech d’ogni suo bene rimase erede. Laonde un giovane chiamato Neerbale, avendo in cortesia tutte le sue facultá spese, sentendo costei esser viva, messosi a cercarla, e ritrovatala avanti che la corte i beni stati del padre, sí come d’uomo senza erede morto, occupasse, con gran piacere di Rustico e contro al voler di lei la rimenò in Capsa e per moglie la prese, e con lei insieme del gran patrimonio di lei divenne erede. Ma essendo ella domandata dalle donne di che nel diserto servisse a Dio, non essendo ancora Neerbale giaciuto con lei, rispose che il serviva di rimettere il diavolo in inferno e che Neerbale avea fatto gran peccato d’averla tolta da cosí fatto servigio. Le donne domandarono: — Come si rimette il diavolo in inferno? — La giovane tra con parole e con atti il mostrò loro; di che esse fecero si gran risa, che ancor ridono, e dissono: — Non ti dar malinconia, figliuola, no, ché egli si fa bene anche qua; Neerbale ne servirá bene con essoteco Domenedio. — Poi l’una all’altra per la cittá ridicendolo, vi ridussono in volgar motto che il piú piacevol servigio che a Dio si facesse era rimettere il diavolo in inferno; il qual motto, passato di qua da mare, ancora dura. E per ciò voi, giovani donne, alle quali la grazia di Dio bisogna, apparate a rimettere il diavolo in inferno, per ciò che egli è forte a grado a Dio e piacere delle parti, e molto bene ne può nascere e seguire.

Mille fiate o piú aveva la novella di Dioneo a rider mosse l'oneste donne, tali e sí fatte lor parevan le sue parole; per che, venuto egli al conchiuder di quella, conoscendo la reina che il termine della sua signoria era venuto, levatasi la laurea di capo, quella assai piacevolemente pose sopra la testa a Filostrato, e disse: — Tosto ci avvedremo se il lupo saprá meglio guidar le pecore che le pecore abbiano i lupi guidati. — Filostrato, udendo questo, disse ridendo: — Se mi fosse stato creduto, i lupi