Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/314

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310 giornata quarta

[VI]

L’Andreuola ama Gabriotto; raccontagli un sogno veduto, ed egli a lei uno altro; muorsi di subito nelle sue braccia; mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano, son prese dalla signoria, ed ella dice come l’opera sta; il podestá la vuole sforzare; ella nol patisce; sentelo il padre di lei, e lei innocente trovata fa liberare, la quale, del tutto rifiutando di star piú al mondo, si fa monaca.


Quella novella che Filomena aveva detta fu alle donne carissima, per ciò che assai volte avevano quella canzone udita cantare né mai avean potuto, per domandarne, sapere qual si fosse la cagione per che fosse stata fatta. Ma avendo il re la fine di quella udita, a Panfilo impose che all’ordine andasse dietro. Panfilo allora disse:

Il sogno nella precedente novella raccontato mi dá materia di dovervene raccontare una nella quale di due si fa menzione, li quali di cosa che avvenire era, come quello di cosa intervenuta, furono: ed appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano, che l’effetto seguì d’ammenduni. E però, amorose donne, voi dovete sapere che general passione è di ciascun che vive il vedere varie cose nel sonno, le quali quantunque a colui che dorme, dormendo, tutte paian verissime, e desto lui, alcune vere, alcune verisimili e parte fuori da ogni veritá giudichi, nondimeno molte esserne avvenute si truovano. Per la qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede prestano quanta presterieno a quelle cose le quali vegghiando vedessero, e per li lor sogni stessi s’attristano e s’allegrano secondo che per quegli o temono o sperano: ed in contrario son di quegli che niuno ne credono se non poi che nel premostrato pericolo caduti si veggiono; de’ quali né l’uno né l’altro commendo, per ciò che né sempre son veri né ogni volta falsi. Che essi non sien tutti veri, assai volte può ciascun di noi aver conosciuto; e che essi tutti non sien falsi, giá di sopra nella novella di Filomena s’è dimostrato e nella mia, come davanti dissi, intendo di dimostrarlo. Per che giudico che nel virtuosamente vivere