Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/343

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chiusa 339

che tali sono le tue canzoni clienti sono le tue novelle, acciò che piú giorni che questo non sien turbati da’ tuoi infortuni, vogliamo che una ne dichi qual piú ti piace. — Filostrato rispose che volentieri, e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare:

     Lagrimando dimostro
quanto si dolga con ragione il core
d’esser tradito sotto fede Amore.
Amore, allora che primieramente
ponesti in lui colei per cui sospiro
senza sperar salute,
sì piena la mostrasti di vertute,
che lieve reputava ogni martiro
che per te nella mente,
ch’è rimasa dolente,
fosse venuto: ma lo mio errore
ora conosco, e non senza dolore.
     Fatto m’ha conoscente dello ’nganno
vedermi abbandonato da colei
n cui sola sperava:
ch’allora ch’io piú esser mi pensava
nella sua grazia e servidore a lei,
senza mirare al danno
del mio futuro affanno,
m’accorsi lei aver l’altrui valore
dentro raccolto, e me cacciato fore.
     Com’io conobbi me di fuor cacciato,
nacque nel core un pianto doloroso
che ancor vi dimora:
e spesso maladico il giorno e l’ora
che pria m’apparve il suo viso amoroso
d’alta biltate ornato
e piú che mai infiammato;
la fede mia, la speranza e l’ardore
va bestemmiando l’anima che more.
     Quanto ’l mio duol senza conforto sia,
signor, tu ’l puoi sentir, tanto ti chiamo
con dolorosa voce;