Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/351

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novella prima 347

portava, non solamente la rozza voce e rustica in convenevole e cittadina ridusse, ma di canto divenne maestro e di suono, e nel cavalcare e nelle cose belliche, cosí marine come di terra, espertissimo e feroce divenne. Ed in brieve, acciò che io non vada ogni particular cosa delle sue vertú raccontando, egli non si compiè il quarto anno dal dí del suo primiero innamoramento, che egli riuscí il piú leggiadro ed il meglio costumato e con piú particulari vertú che altro giovane alcuno che nell’isola fosse di Cipri. Che adunque, piacevoli donne, diremo di Cimone? Certo niuna altra cosa se non che l’alte vertú dal cielo infuse nella valorosa anima fossono da invidiosa fortuna in piccolissima parte del suo cuore con legami fortissimi legate e racchiuse, li quali tutti amor ruppe e spezzò, sí come molto piú potente di lei; e come eccitatore degli addormentati ingegni, quelle da crudele obumbrazione offuscate con la sua forza sospinse in chiara luce, apertamente mostrando di che luogo tragga gli spiriti a lui suggetti ed in quale gli conduca co’ raggi suoi. Cimone adunque, quantunque, amando Efigenia, in alcune cose, sí come i giovani amanti molto spesso fanno, trasandasse, nondimeno Aristippo, considerando che amor l’avesse di montone fatto tornare uno uomo, non solo pazientemente il sostenea, ma in seguir ciò in tutti i suoi piaceri il confortava. Ma Cimone, che d’esser chiamato Galeso rifiutava, ricordandosi che cosí da Efigenia era stato chiamato, volendo onesto fine porre al suo disio, piú volte fece tentare Cipseo, padre d’Efigenia, che lei per moglie gli dovesse dare: ma Cipseo rispose sempre, sé averla promessa a Pasimunda, nobile giovane rodiano, al quale non intendeva venirne meno. Ed essendo delle pattovite nozze d’Efigenia venuto il tempo, ed il marito mandato per lei, disse seco Cimone: — Ora è tempo di mostrare, o Efigenia, quanto tu sii da me amata. Io son per te divenuto uomo, e se io ti posso avere, io non dubito di non divenire piú glorioso che alcuno iddio: e per certo io t’avrò o io morrò. — E cosí detto, tacitamente alquanti nobili giovani richesti che suoi amici erano, e fatto segretamente un legno armare con ogni cosa opportuna a battaglia navale, si mise in mare, attendendo il legno