Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/355

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novella prima 351

della subita ingiuria fatta a Cimone, nuovo accidente produsse per la sua salute. Aveva Pasimunda un fratello, minor di tempo di lui ma non di vertú, il quale avea nome Ormisda, stato in lungo trattato di dover tôrre per moglie una nobile giovane e bella della cittá, ed era chiamata Cassandrea, la quale Lisimaco sommamente amava: ed erasi il matrimonio per diversi accidenti piú volte frastornato. Ora, veggendosi Pasimunda per dovere con grandissima festa celebrare le sue nozze, pensò ottimamente esser fatto se in questa medesima festa, per non tornare piú alle spese ed al festeggiare, egli potesse fare che Ormisda similmente menasse moglie; per che co’ parenti di Cassandrea rincominciò le parole e perdussele ad effetto, ed insieme egli ed il fratello con loro diliberarono che quel medesimo di che Pasimunda menasse Efigenia, quello Ormisda menasse Cassandrea. La qual cosa sentendo Lisimaco, oltre modo gli dispiacque, per ciò che si vedeva della sua speranza privare, nella quale portava, se Ormisda non la prendesse, fermamente doverla avere egli: ma sí come savio, la noia sua dentro tenne nascosa, e cominciò a pensare in che maniera potesse impedire che ciò non avesse effetto, né alcuna via vide possibile se non il rapirla. Questo gli parve agevole per l’uficio il quale aveva, ma troppo piú disonesto il reputava che se l’uficio non avesse avuto: ma in brieve, dopo lunga diliberazione, l’onestá die’ luogo ad amore, e prese per partito, che che avvenirne dovesse, di rapir Cassandrea. E pensando della compagnia che a far questo dovesse avere e dell’ordine che tener dovesse, si ricordò di Cimone il quale co’ suoi compagni in prigione avea, ed imaginò, niuno altro compagno migliore né piú fido dover potere avere che Cimone in questa cosa; per che la seguente notte occultamente nella sua camera il fe’ venire e cominciògli in cotal guisa a favellare: — Cimone, cosí come gl’iddíi sono ottimi e liberali donatori delle cose agli uomini, cosí sono sagacissimi provatori delle lor vertú, e coloro li quali essi truovano fermi e costanti a tutti i casi, sí come piú valorosi, di piú alti meriti fanno degni. Essi hanno della tua vertú voluta piú certa esperienza che quella che per te si fosse potuta mostrare dentro