Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/358

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354 giornata quinta

da molti ed amici e parenti lietamente ricevuti furono, e sposate le donne e fatta la festa grande, lieti della loro rapina goderono.

In Cipri ed in Rodi furono i romori ed i turbamenti grandi e lungo tempo per le costoro opere; ultimamente, interponendosi e nell’un luogo e nell’altro gli amici ed i parenti di costoro, trovaron modo che, dopo alcuno esilio, Cimone con Efigenia lieto si tornò in Cipri e Lisimaco similmente con Cassandrea ritornò in Rodi: e ciascun lietamente con la sua visse lungamente contento nella sua terra.

[II]

Gostanza ama Martuccio Gomito, la quale, udendo che morto era, per disperata sola si mette in una barca, la quale dal vento fu trasportata a Susa; ritruoval vivo in Tunisi; palesaglisi, ed egli, grande essendo col re per consigli dati, sposatala, ricco con lei in Lipari se ne torna.


La reina, finita sentendo la novella di Panfilo, poscia che molto commendata l’ebbe, ad Emilia impose che, una dicendone, seguitasse; la quale cosí cominciò:

Ciascun si dèe meritamente dilettare di quelle cose alle quali egli vede i guiderdoni secondo l’affezioni seguitare: e per ciò che amare merita piú tosto diletto che afflizione a lungo andare, con molto mio maggior piacere, della presente materia parlando, ubidirò la reina che della precedente non feci il re.

Dovete adunque, dilicate donne, sapere che vicin di Cicilia è una isoletta chiamata Lipari, nella quale, non è ancor gran tempo, fu una bellissima giovane chiamata Gostanza, d’assai orrevoli genti dell’isola nata, della quale un giovane che dell’isola era, chiamato Martuccio Gomito, assai leggiadro e costumato e nel suo mestier valoroso, s’innamorò. La quale sì di lui similmente s’accese, che mai ben non sentiva se non quanto il vedeva; e disiderando Martuccio d’averla per moglie, al padre di lei la fece addomandare, il quale rispose, lui esser povero, e per ciò non volergliele dare. Martuccio, sdegnato di vedersi per povertá rifiutare, con certi suoi amici e parenti giurò di