Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/369

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novella terza 365

che il buono uomo forte contento poi che vide che alle mani di coloro non era venuta, e faccendosi giá dí, le disse: — Omai che il dí ne viene, se ti piace, noi t’accompagneremo infino ad un castello che è presso di qui cinque miglia, e sarai in luogo sicuro: ma converratti venire a piè, per ciò che questa mala gente che ora di qui si parte, se n’ha menato il ronzin tuo. — La giovane, datasi pace di ciò, gli pregò per Dio che al castello la menassero; per che entrati in via, in su la mezza terza vi giunsero. Era il castello d’un degli Orsini, il quale si chiamava Liello di Campodifiore, e per ventura v’era una sua donna la qual bonissima e santa donna era: e veggendo la giovane, prestamente la riconobbe e con festa la ricevette, ed ordinatamente volle sapere come quivi arrivata fosse. La giovane gliele contò tutto. La donna, che conoscea similmente Pietro, sí come amico del marito di lei, dolente fu del caso avvenuto: ed udendo dove stato fosse preso, s’avvisò che morto fosse stato. Disse adunque alla giovane: — Poi che cosí è che di Pietro tu non sai, tu dimorerai qui meco infino a tanto che fatto mi verrá di potertene sicuramente mandare a Roma. — Pietro, stando sopra la quercia quanto piú doloroso esser potea, vide in sul primo sonno venir ben venti lupi, li quali tutti, come il ronzin videro, gli furon dintorno. Il ronzin sentendogli, tirata la testa, ruppe le cavezzine e cominciò a volersi fuggire, ma essendo intorniato e non potendo, gran pezza co’ denti e co’ calci si difese; alla fine da loro atterrato e strozzato fu e subitamente sventrato, e tutti pascendosi, senza altro lasciarvi che l’ossa, il divorarono ed andar via. Di che Pietro, al qual pareva del ronzino avere una compagnia ed un sostegno delle sue fatiche, forte sbigottí, ed imaginossi di non dover mai di quella selva potere uscire: ed essendo giá vicino al di, morendosi egli sopra la quercia di freddo, sí come quegli che sempre da torno guardava, si vide innanzi forse un miglio un grandissimo fuoco; per che, come fatto fu il dí chiaro, non senza paura della quercia disceso, verso lá si dirizzò e tanto andò, che a quello pervenne, dintorno al quale trovò pastori che mangiavano e davansi buon tempo, da’ quali esso per