Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/385

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novella sesta 381

la giovane si traevano, e cosí come lei bella esser per tutto e ben fatta lodavano, cosí le donne, che a riguardare il giovane tutte correvano, lui d’altra parte esser bello e ben fatto sommamente commendavano. Ma gli sventurati amanti, ammenduni vergognandosi forte, stavano con le teste basse ed il loro infortunio piagnevano, d’ora in ora la crudel morte del fuoco aspettando. E mentre cosí infino all’ora diterminata eran tenuti, gridandosi per tutto il fallo da lor commesso e pervenendo agli orecchi di Rugger dell’Oria, uomo di valore inestimabile ed allora ammiraglio del re, per vedergli se n’andò verso il luogo dove erano legati; e quivi venuto, prima riguardò la giovane e commendolla assai di bellezza, ed appresso venuto il giovane a riguardare, senza troppo penare il riconobbe: e piú verso lui fattosi, il domandò se Gianni di Procida fosse. Gianni, alzato il viso e riconoscendo l’ammiraglio, rispose: — Signor mio, io fui ben giá colui di cui voi domandate, ma io sono per non esser piú. — Domandollo allora l’ammiraglio che cosa a quello l’avesse condotto; a cui Gianni rispose: — Amore e l’ira del re. — Fecesi l’ammiraglio piú la novella distendere, ed avendo ogni cosa udita da lui come stata era e partir volendosi, il richiamò Gianni e dissegli: — Deh! signor mio, se esser può, impetrami una grazia da chi cosí mi fa stare. — Roggeri domandò quale; a cui Gianni disse: — Io veggio che io debbo, e tostamente, morire; voglio adunque di grazia che, come io sono con questa giovane la quale io ho piú che la mia vita amata, ed ella me, con le reni a lei voltato, ed ella a me, che noi siamo co’ visi l’uno all’altro rivolti, acciò che, morendo io e veggendo il viso suo, io ne possa andar consolato. — Ruggeri ridendo disse: — Volentieri io farò si che tu la vedrai ancora tanto, che ti rincrescerá. — E partitosi da lui, comandò a coloro a’ quali imposto era di dovere questa cosa mandare ad esecuzione, che senza altro comandamento del re non dovessero piú avanti fare che fatto fosse; e senza dimorare, al re se n’andò, al quale, quantunque turbato il vedesse, non lasciò di dire il parer suo, e dissegli: — Re, di che t’hanno offeso i due giovani li quali lá giú nella piazza hai comandato