Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/63

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novella settima 59

L’abate, poi che alquanto fu stato, comandò ad un de’ suoi famigliari che riguardasse se partito si fosse questo Primasso. Il famigliare rispose: — Messer no, anzi mangia pane il quale mostra che egli seco recasse. — Disse allora l’abate: — Or mangi del suo, se egli n’ha, ché del nostro non mangerá egli oggi. — Avrebbe voluto l’abate che Primasso da se stesso si fosse partito, per ciò che accommiatarlo non gli pareva far bene. Primasso, avendo l’un pane mangiato e l’abate non venendo, cominciò a mangiare il secondo, il che similmente all’abate fu detto, che fatto avea guardare se partito si fosse. Ultimamente, non venendo l’abate, Primasso, mangiato il secondo, cominciò a mangiare il terzo, il che ancora fu all’abate detto. Il quale seco stesso cominciò a pensare ed a dire: — Dch! questa che novitá è oggi, che nell’anima m’è venuta? che avarizia? chente sdegno? e per cui? Io ho dato mangiare il mio, giá è molti anni, a chiunque mangiar n’ha voluto, senza guardare se gentile uomo è o villano, o povero o ricco, o mercatante o barattiere stato sia, e ad infiniti ribaldi con l’occhio me l’ho veduto straziare, né mai nell’animo m’entrò questo pensiero che per costui mi c’è entrato; fermamente avarizia non mi dèe avere assalito per uomo di piccolo affare: qualche gran fatto dèe esser costui che ribaldo mi pare, poscia che cosí mi s’è rintuzzato l’animo d’onorarlo. — E cosí detto, volle sapere chi fosse: e trovato che era Primasso, quivi venuto a vedere della sua magnificenza quello che n’aveva udito, il quale avendo l’abate per fama molto tempo davanti per valente uom conosciuto, si vergognò, e vago di far l’ammenda, in molte maniere s’ingegnò d’onorarlo. Ed appresso mangiare, secondo che alla sufficienza di Primasso si conveniva, il fe’ nobilmente vestire, e donatigli denari ed un pallafreno, nel suo arbitrio rimise l’andare e lo stare; di che Primasso contento, rendutegli quelle grazie le quali potè maggiori, a Parigi, donde a piè partito s’era, ritornò a cavallo. — Messer Cane, il quale intendente signore era, senza altra dimostrazione alcuna ottimamente intese ciò che dir volea Bergamino, e sorridendo gli disse: — Bergamino, assai acconciamente hai mostrati i danni tuoi, la tua vertú e la mia avarizia e quel che